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L’amore è eterno finché dura
di REDAZIONE
Succede così per un numero sempre maggiore di matrimoni. Secondo l’Istat, infatti, le richieste di divorzio in Italia sono aumentate del 74% negli ultimi dieci anni. Non senza sofferenze e ripensamenti, perché se tenere in piedi un matrimonio comporta sforzi e sacrifici, separarsi e divorziare è altrettanto complicato: bisogna mettere in conto avvocati, assegni di mantenimento, aule di tribunali, rate del mutuo da dividere e tempi burocratici piuttosto lunghi.
I numeri più delle parole: si va dai 121 giorni necessari per una separazione consensuale, quella in cui i coniugi sono già d’accordo su come regolare i loro rapporti, ai 930 giorni per una giudiziale, quella cioè in cui spetta al Tribunale decidere. Attese analoghe per il divorzio: da 135 giorni per una consensuale a 672 giorni per un divorzio giudiziale. Non è comunque infrequente che una coppia possa aspettare anche 10 anni per ottenere una sentenza definitiva. Una lungaggine processuale che, oltre ad intasare i tribunali, gonfia le parcelle degli avvocati.
Procedure che hanno un costo. Non ci sono cifre esatte, perché le voci delle spese sono “volatili” e difficilmente aggregabili, ma non c’è dubbio che sia un business interessante. Le stime indicano un giro d´affari che ogni anno fattura tra 500 milioni e il miliardo di euro, in media, ma c’è anche chi parla di 1,2 miliardi di euro ogni anno.
Così, anche se sono passati oltre trentanove anni dalla Legge che introdusse il divorzio in Italia e oltre 20 anni dalla modifica che ha abbreviato da cinque a tre anni il tempo per passare dalla stato transitorio della separazione a quello civilmente definitivo del divorzio, i coniugi che chiedono lo scioglimento del matrimonio sanno di intraprendere una strada in salita.
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